sabato 9 giugno 2012

La voce della controversia di de andrè

Gesù nelle canzoni di De André
post pubblicato in Musica, il 18 gennaio 2009
(testi e commento)

"..se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarselo: il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo i piedi sulla terra..."



SI CHIAMAVA GESU’
Fabrizio De André
Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù.
Non intendo cantare la gloria
né invocare la grazia e il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia

ma inumano è pur sempre l'amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l'ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.

E per quelli che l'ebbero odiato
nel getzemani pianse l'addio
come per chi l'adorò come Dio
che gli disse sia sempre lodato,
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine,
accettando ad estremo saluto
la preghiera l'insulto e lo sputo.
E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore
non si può dire non sia servito a molto
perché il male dalla terra non fu tolto

Ebbe forse un po’ troppe virtù,
ebbe un nome ed un volto: Gesù.
Di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbiancò come un giglio.


Nella canzone “Si chiamava Gesù”, scritta da Fabrizio De André e contenuta nell’album Volume 1 , Gesù è visto come l’uomo più rivoluzionario che la storia abbia mai conosciuto: il rivoluzionario dell’amore che è passato alla storia come figlio di Dio.Il cantautore genovese è ateo (“se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarselo: il che è esattamente quello che ha fatto l’uomo da quando ha messo i piedi sulla terra”) e considera Gesù come un uomo buono sul quale la Chiesa ha costruito tutto il suo potere. De André ci presenta quindi un Gesù contrapposto al Dio che ci fa conoscere la Chiesa, nella sua canzone, infatti, punta tutto sull’umanità di questo “rivoluzionario”, dotato di un amore sovrumano. Egli, infatti, con l’ultima voce riesce a perdonare coloro che lo uccidono su una croce, in nome di un Dio. In questa canzone Gesù “muore come tutti si muore, come tutti cambiando colore […] sulla croce sbiancò come un giglio”.Anche in “Laudate hominem”, Gesù conserva la stessa umanità della canzone precedentemente trattata ed è visto come un uomo ucciso in nome di Dio e poi egli stesso fu considerato Dio, e in nome suo furono uccise altre persone. In questa canzone la posizione di De André è sempre più chiara: con la frase “non voglio pensarti figlio di Dio ma figlio dell’uomo, fratello anche mio” la visione di Gesù come uomo diventa ancora più forte. “Laudate hominem” è contenuta ne “La buona novella”, album non a caso pubblicato nel 1969, in piena lotta studentesca.
Le persone meno attente, che poi sono sempre la maggioranza di noi, considerarono quel disco come anacronistico[…] non avevano capito che La buona novella voleva essere un’allegoria”.
Secondo De André, infatti, 1969 anni prima della rivolta studentesca, c’era stata la rivoluzione più grande della storia. Una rivoluzione guidata da un uomo che predicava contro i soprusi dell’autorità in nome di una fratellanza universale, mentre altri “combattevano e combattono per imporre il loro potere”. Gesù invece porta avanti un messaggio d’immensa importanza e profondità.Anche se ateo, quindi, il cantautore mostra grande rispetto nei confronti di Gesù, ovvero il primo che ha cambiato il mondo dividendo la storia in due parti, facendo discutere e soprattutto portando tanto amore, anche se “il male dalla terra non fu tolto”.C’è da dire che le canzoni di quest’album non sono mai state gradite dalla Chiesa, in quanto raccontano la storia di Gesù mettendo a nudo tutta l’ipocrisia della classe ecclesiastica, opportunista e manipolatrice. Inoltre De André per questo album ha preso spunto dai Vangeli apocrifi, che non sono riconosciuti dalla Chiesa. Ne “la buona novella” è narrata la storia di un uomo la cui madre, moglie di un falegname molto anziano, era rimasta incinta di un uomo bellissimo e molto giovane, e quindi un “angelo” (Il sogno di Maria).
De André ha elaborato questa “teoria” dopo aver consultato il vangelo apocrifo di Giacomo, uno dei figli di Giuseppe e fratellastro di Gesù. Nel Protovangelo di Giacomo viene descritta la permanenza di Maria nel Tempio dove “la mano di un angelo le offriva il cibo”. Da qui il cantautore genovese rielabora il tutto denunciando la segregazione di una ragazzina ebrea e contemplando la sua scandalosa e inattesa gravidanza. In questo album, quindi, i personaggi perdono un po’ di sacralità ma acquistano tanta umanità.Si nota inoltre tutto il rispetto che De André nutre nei confronti di Gesù, un uomo che ha “rivoluzionato tutto” portando avanti un messaggio di rilevante significato: ama il tuo prossimo come te stesso. Un concetto che, se rispettato, potrebbe essere la risposta a tanti problemi, come quello della guerra, l’odio razziale ecc.
Personalmente trovo che “La buona novella” sia un album davvero ben fatto e, come ogni album di De André, lo consiglio vivamente a tutti voi.


L'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters
e Non al denaro, non all'amore nè al cielo di Fabrizio De André

Edgar Lee Masters
Fabrizio De André

«È in gamba, sai, legge Edgar Lee Masters...»
Francesco Guccini, canzone per Piero

La mappa di Spoon riverFernanda PivanoFernanda Pivano
Cesare PaveseCesare Pavese
Tra il 1914 e il 1915 il poeta americano Edgar Lee Masters pubblicò sul "Mirror" di St. Louis una serie di epitaffi successivamente raccolti nell'Antologia di Spoon River. Ogni poesia racconta la vita di un personaggio, ci sono 19 storie che coinvolgono un totale di 244 personaggi che coprono praticamente tutte le categorie e i mestieri umani. Masters si proponeva di descrivere la vita umana raccontando le vicende di un microcosmo, il paesino di Spoon River. In realtà si ispirò a personaggi veramente esistiti nei paesini di Lewistown e Petersburg, vicino a Springfield (la città dei Simpson?) e infatti molte delle persone a cui le poesie erano ispirate, che erano ancora vive, si sentirono offese nel vedere le loro faccende più segrete e private pubblicate nelle poesie di E.L.Masters.
Il bello dei personaggi di Edgar Lee Masters, infatti, è che essendo morti non hanno più niente da perdere e quindi possono raccontare la loro vita in assoluta sincerità.
La storia della pubblicazione in Italia dell'Antologia di Spoon River è abbastanza particolare da meritare di essere raccontata. Durante il ventennio fascista la letteratura americana era ovviamente osteggiata dal regime, in particolare se esprimeva idee libertarie come nel caso di Edgar Lee Masters. La prima edizione italiana porta la data del 9 marzo 1943. Fernanda Pivano racconta «Ero una ragazzina quando vidi per la prima volta l'Antologia di Spoon River: me l'aveva portata Cesare Pavese, una mattina che gli avevo chiesto che differenza c'è tra la lettura americana e quella inglese». I primi libri americani che Pavese portò alla Pivano, lei li guardò «con grande sospetto». Ma con l'Antologia di Spoon River fu un colpo di fulmine: «l'aprii proprio alla metà, e trovai una poesia che finiva così "mentre la baciavo con l'anima sulle labra, l'anima d'improvviso mi fuggì". Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato: è così diffficile spiegare le reazioni degli adolescenti» 1.
Per un'adolescente cresciuta in un'epoca dominata dall'"epicità a tutti i costi" i versi di Masters e la loro "scarna semplicità" furono una rivelazione.
Quasi per conoscere meglio i personaggi, Fernanda iniziò a tradurre in italiano le poesie, naturalmente senza dirlo a Pavese: temeva che la prendesse in giro. Ma un giorno Pavese scoprì in un cassetto il manoscritto e convinse Einaudi a pubblicarlo. Incredibilmente riuscì a evitare la censura del ministero della cultura popolare cambiando il titolo in «Antologia di S.River» e spacciandolo per una raccolta di pensieri di un quanto mai improbabile San River.
«Si direbbe che per Lee Masters la morte - la fine del tempo - è l'attimo decisivo che dalla selva dei simboli personali ne ha staccato uno con violenza, e l'ha saldato, inchiodato per sempre all'anima.»
Cesare Pavese

Non al denaro, non all'amore né al cielo
Nel 1971 Fabrizio De André pubblicò l'album "Non al denaro, non all'amore nè al cielo", liberamente tratto dall'Antologia di Spoon River. De André scelse nove delle 244 poesie e le trasformò in altrettante canzoni.
Le nove poesie scelte toccano fondamentalmente due grandi temi: l'invidia (Un matto, Un giudice, Un blasfemo, Un malato di cuore) e la scienza (Un medico, Un chimico, Un ottico).
In questi due gruppi si possono scoprire delle simmetrie: il giudice perseguitato da tutti trasforma la sua invidia in sete di potere e si vendica, il chimico è tanto preso dalla scienza e dalla ricerca di un ordine perfetto da essere incapace di amare. Il malato di cuore rappresenta l'alternativa all'invidia, pur essendo in una situazione tale da poter invidiare tutti gli altri, riesce a vincere l'invidia grazie all'amore invece di lasciarsi trasportare dall'egoismo. I buoni propositi del medico vengono schiacciati dal sistema che lo obbliga a essere disonesto, mentre l'ottico vuole trasformare la realtà e mostrarci un'"altra" realtà più vera, per questo può essere accostato alle "Porte della percezione", il libro di Huxley da cui presero il nome anche i Doors. Il titolo del libro di Huxley - peraltro - si rifà a un verso del poeta inglese William Blake:
If the doors of perception were cleansed everything would appear to man as it is: Infinite. 2
Il suonatore Jones è l'unico in questa raccolta di poesie a cui De André lascia il nome. Infatti, mentre nelle poesie originali di Edgar Lee Masters ogni personaggio ha un nome e un cognome, i titoli delle canzoni di De André sono generici (un giudice, un medico) per sottolineare che le storie di questi personaggi sono esempi di comportamenti umani che si possono ritrovare in ogni epoca e in ogni luogo. Il suonatore Jones, il personaggio con cui l'album si chiude, invece è unico, rappresenta l'alternativa alla vita vista come lotta per raggiungere i propri scopi. Per tutta la sua lunga vita il suonatore Jones ha fatto quello che più gli è piaciuto e per questo muore senza rimpianti.
Senza dubbio il suonatore Jones era anche il personaggio al quale De André avrebbe voluto assomigliare. Per Jones la musica non è un mestiere, è una scelta di libertà; anche De André soprattutto negli ultimi anni ha cercato di svincolarsi dalla prigione della musica come mestiere, pubblicando gli ultimi album a una distanza di sei anni uno dall'altro e riducendo le apparizioni in pubblico.
Un aspetto fondamentale dell'Antologia di Spoon River sono i legami tra i vari personaggi. Ognuno di questi cita molti altri e così è possibile vedere la stessa storia da punti di vista diversi.
Questo aspetto si perde nell'album di De André, era inevitabile riducendo la galleria dei personaggi a solo nove ritratti (anzi otto visto che la prima canzone, Dormono sulla collina, è l'introduzione a tutte le altre). Fa eccezione ancora una volta il suonatore Jones che viene citato nella prima poesia/canzone e si ritrova nella conclusione dell'album.
Nelle note di copertina dell'album si trova un'interessante intervista di Fernanda Pivano a Fabrizio. La stessa Pivano scrisse apposta per l'album anche una pseudo intervista a Edgar Lee Masters.
Le canzoni dell'album sono scritte da De André insieme a Giuseppe Bentivoglio per quanto riguarda i testi e a un giovanissimo Nicola Piovani per le musiche. È il secondo album propriamente "a tema" (oggi diremmo concept-album) di De André, dopo La Buona Novella. Gli arrangiamenti sono fondamentali, alcune delle canzoni di questo album sono tra le poche di De André che non renderebbero se accompagnate solo dalla chitarra. In particolare Un ottico parte come una classica ballata ma poi si apre a suggestioni psichedeliche e a mille voci che si rincorrono.
Proprio a causa degli arrangiamenti tanto sofisticati questi pezzi non venivano eseguiti spesso nei concerti, tant'è vero che nei vari dischi dal vivo di Fabrizio, l'unica canzone di questo album che viene riproposta è Un giudice, che la Premiata Forneria Marconi riarrangiò splendidamente negli storici concerti del 1979.


«Fabrizio ha fatto un lavoro straordinario; lui ha praticamente riscritto queste poesie rendendole attuali, perché quelle di Masters erano legate ai problemi del suo tempo, cioè a molti decenni fa. Lui le ha fatte diventare attuali e naturalmente ha cambiato profondamente quello che era il testo originale; ma io sono contenta dei suoi cambiamenti e mi pare che lui abbia molto migliorato le poesie. Sono molto più belle quelle di Fabrizio, ci tengo a sottolinearlo.
Sia Masters che Fabrizio sono due grandi poeti, tutti e due pacifisti, tutti e due anarchici libertari, tutti e due evocatori di quelli che sono stati i nostri sogni. Poi Fabrizio sarà sempre attuale, è un poeta di una tale levatura che scavalca i secoli.»
(Fernanda Pivano) 3
                                                                                    RIFLESSIONI
Il continuo susseguirsi di idee,  che erano nell'indole di de Andrè, andavano in contrapposizione a diverse classi sociali, lui esprimeva concetti non realizzabili a persone ancora schiave dell'ignoranza .Il dubbio di vedere l'uomo come fulcro dell'universo,dall’ordine ecclesiastico cattolico ,in contrapposizione alla rivoluzione scientifica, che apportò galileo galilei, nel l600 sul sistema eliocentrico. Le teorie copernicane  fecero crollare ciò che per la chiesa era un potere non indifferente, non avendo altro su cui appoggiarsi, l'uomo dava per certo che tutto venisse spiegato come fenomeni divini, senza trovare altre spiegazioni,quindi la chiesa aveva un potere assurdo, che cominciò ha sgretolarsi con galileo galilei. De Andrè vedeva l'uomo, come una rinnovazione da un concetto primordiale della sua più completa infelicità ,dovuta al sistema che privilegiava i più corrotti e disonesti . Una vita spesa ha proteggere un' idea di libertà , che De Andrè lo esprimeva con grande fermezza, nella musica, intesa come vera ricerca di una pace che trova suo compiacimento, nell'uguaglianza ad essere uomini, e non bestie anche se codeste hanno comportamenti più umani.